
Come ogni anno, in tutto il mondo, le donne manifestano per ricordare l'oppressione che a tutte le latitudini del globo, subiscono quotidianamente. Purtroppo però nelle opulente società capitaliste questa giornata è stata trasformata nell'ennesima occasione di consumismo e di edonismo. L'8 marzo è quindi diventata l'occasione per andare al ristorante o per le più trasgressive di andare a vedere qualche spettacolo di striptease maschile. Non che abbiamo qualcosa in contrario neppure contro la cosiddetta "raunch culture", la cui critica spesso trasborda nel moralismo, nel bacchettonismo, ma non scambiamo l'educazione al sesso libero e ben fatto con l'esaltazione della subcultura pornografica.
Ma allora da dove deriva la festa dell'8 marzo?
Sulla festa delle donne si è fatta sempre tanta confusione. E come vedremo fu lo stalinismo a crearne ancora di più con la sua obbrobriosa macchina di falsificazione. In realtà la prima festa della donna non si svolse l'8 marzo, ma il 28 febbraio del 1909 negli Stati uniti e aveva tra le sue parole d'ordine il miglioramento delle condizioni di lavoro e l'ottenimento del diritto al voto. L'istituzionalizzazione avvenne l'anno successivo nel corso della seconda Conferenza della Seconda Internazionale svoltasi a Copenaghen. Più di 100 donne rappresentanti di 17 paesi scelsero di istituire una festa per onorare la lotta femminile per l'ottenimento dell'uguaglianza sociale.
Dal 1912 la festa ,poi, vuole ricordare anche un grave incendio avvenuto nel 1911 a New York, nella Triangle Shirtwaist Company dove morirono 140 donne in prevalenza italiane ed ebree.
Ma la festa delle donne assunse un significato universale quando le donne di Mosca e S. Pietroburgo scesero nelle strade per protestare proprio il 23 febbraio 1917 (l'8 marzo del calendario giuliano) contro il primo macello imperialista che aveva provocato la morte nelle trincee di 2 milioni di soldati russi. Fu la scintilla della rivoluzione russa. Sarebbe bello che i feticisti dell'operaismo, se lo ricordassero di tanto in tanto.
Nei primi anni della Russia Sovietica vennero promulgate importanti riforme, allora sconosciute in quasi tutto il globo terracqueo: diritto al divorzio e all'aborto, abrogazione delle misure contro l'omosessualità, programmi di educazione sessuale. Il governo di Lenin e Trotsky fece diventare festività non lavorativa l'8 marzo, Ancora oggi in Italia e nel mondo la festa delle donne rimane giornata lavorativa.
La tragedia dello stalinismo
Lo stalinismo non solo fu un gigantesco processo di accumulazione primitiva del capitale che fece diventare l'URSS un enorme campo concentrazionario e che si impose con lo sterminio fisico di un'intera generazione di rivoluzionari, ma determinò una profonda regressione anche nel campo dei diritti civili, della morale condivisa. Come ha scritto Sharon Smith nel suo fondamentale opuscolo (GiovaneTalpa, 2005): "Nel corso degli anni Trenta venne messo fuorilegge l'aborto, il divorzio divenen molto più difficile, e Stalin proclamò la nascita della "nuova famiglia sovietica", che significava nient'altro che la vecchia "famiglia borghese" con un nome nuovo.
Lo stalinismo come fenomeno internazionale storicamente regressivo trasformò, prima che nascessero i nuovi movimenti femministi radicali dopo il 1968, la giornata dell'8 marzo in una farsa grazie soprattutto all'UDI, l'organizzazione femminile del PCI, che non parlò mai di liberazione della donna (e tantomeno dell'omosessualità) ma solo di emancipazione femminile. Il PCI cercò in tutti i modi che di non far tenere il referendum sul divorzio nel 1974 perchè timoroso "delle reazioni vaticane".
Per concludere lo stalinismo riuscì anche a distorcere l'origine della nascita dell'anniversario dell'8 marzo. Secondo questa leggenda fatta circolare inizialamente dal PC americano: In Italia è molto diffusa una storia che fa risalire l'origine della festa ad un grave incidente avvenuto negli Stati Uniti, l'incendio dell'industria tessile Cotton. Questa storia è un falso storico accertato che fu elaborato dalla stampa comunista ai tempi della guerra fredda.
Secondo questa storia nel 1908 a New York, alcuni giorni prima dell'8 marzo, le operaie dell'industria tessile Cotton iniziarono a scioperare per protestare contro le condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero proseguì per diversi giorni finché l'8 marzo Mr. Johnson, il proprietario della fabbrica, bloccò tutte le vie di uscita. Poi allo stabilimento venne appiccato il fuoco (alcune fonti parlano di un incendio accidentale). Le 129 operaie prigioniere all'interno non ebbero scampo.
Tuttavia q1uesto episodio non è mai avvenuto, si tratta di un mito.
Questo mito prende spunto da un reale fatto di cronaca, un incendio avvenuto nel 1911 (quindi dopo, e non prima della tradizionale data di nascita della festa, il 1910), a New York, nella Triangle Shirtwaist Company. Le lavoratrici non erano in sciopero, ma erano state protagoniste di una importante mobilitazione, durata quattro mesi, nel 1909. L'incendio, per quanto le condizioni di sicurezza del luogo di lavoro abbiano contribuito non poco al disastro, non fu doloso. Le vittime furono oltre 140, ma non furono tutte donne, anche se per il tipo di fabbrica erano la maggior parte. I proprietari della fabbrica si chiamavano Max Blanck e Isaac Harris, vennero prosciolti nel processo penale ma persero una causa civile. Ma soprattutto l'8 Marzo non ha nulla a che fare né con lo sciopero (iniziò il 22 novembre) né con l'incendio (avvenne il 25 marzo).
In Italia il PCI (per cercare di oscurare l'origine rivoluzionaria dell'8 marzo, utilizzò scientemente questo mito per trasformare la giornata in una sorta di giornata "piagnona" di generica rivendicazione di diritti. Nel 1952 "La lotta", settimanale edito dalla sezione bolognese del Partito Comunista Italiano, riproduse per la prima volta il "mito della Cotton" e l'Unione Donne Italiane distribuì nello stesso anno alle iscritte libretti con un resoconto dell'incendio di New York. Nel 1954 Il Lavoro, settimanale della Cgil aggiunse un fotomontaggio di Mr. Johnson con la bombetta che si fa largo tra la massa di donne tenute dalla polizia.
E oggi?
La condizione delle proletarie e delle donne non grandi borghesi non è granchè mutata. Hanno conquistato il diritto a farsi sfruttare cone i maschi, privilegio che una volta era loro concesso durante gli sforzi bellici, ma non sono aumentati significativamente nè i nidi (che continuano a costare degli spropositi), gli asili. Le mense non esistono quasi più sui osti di lavoro mentre si assiste, con il taglio della spesa pubblica, a una progressiva riduzione dei servizi di refezione.
Donne, omosessuali, transgender, queers sono oggi impegnate in una battaglia che non è solo volto al riconoscimento sociale e culturale della "diversità" ma soprattutto per difendere quei pochi diritti civili conquistati negli anni Settanta. Mentre la borghesia starnazza contro i casi isolati di violenza di immigrati nei confronti delle donne non fa nulla per contrastare la violenza sulel donne, italiane e immigrate, che si compie quotidianmente soprattutto nelle tiepide e rassicuranti mura familiari.
La battaglia per la liberazione è ancora al suo inizio. Per questo l'( marzo ha tuttora un grande significato.
In Italia, nel secondo dopoguerra,la giornata internazionale della donna fu ripresa e rilanciata dall'UDI (Unione Donne Italiane) associando nel contempo alla data dell'8 marzo l'ormai tradizionale fiore della mimosa.

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