Monday, May 18, 2009

Rinaldini: scivolata in curva



Slai Cobas
Comunicato stampa
Nessuna aggressione a Rinaldini!
Provocatori tra i confederali innescano il parapiglia
OCCORRE UNA LOTTA UNITARIA DEI LAVORATORI CONTRO LA FIAT
E I LICENZIAMENTI PROGRAMMMATI DA MARCHIONNE!
Senza nemmeno contattarci per confrontare la nostra versione dei fatti, si è costruita ad arte la falsa notizia di un attacco preordinato e organizzato per gettare dal palco della manifestazione operaia di Torino il segretario della Fiom Rinaldini.
Lo Slai Cobas è sceso in piazza contro la Fiat e per una lotta unitaria dei lavoratori contro la ristrutturazione e i licenziamenti programmati da Marchionne.
Al termine del corteo contro la Fiat si chiedeva a gran voce, con l'approvazione degli operai presenti in piazza, che potessero parlare anche lo Slai Cobas e i lavoratori delle fabbriche Fiat colpite dalla ristrutturazione e dalla minaccia di chiusura, in primo luogo gli operai di Pomigliano deportati da oltre un anno allo stabilimento confino di Nola (anche grazie a un accordo siglato dai confederali).
Stabilimento confino di Nola che ripete l'esperienza vergognosa dei reparti confino fatti dalla Fiat di Valletta negli anni '50 a Mirafiori, dove venivano rinchiusi tutti gli operai non disposti a subire passivamente lo sfruttamento padronale.
Quando con i dirigenti confederali presenti sul palco era stato concordato che avrebbero potuto parlare anche lo Slai Cobas e gli operai di Nola, qualcuno dei confederali, che evidentemente non condivideva questa decisione, ha innescato una violenta provocazione per impedirlo. Nel parapiglia che ne seguiva Rinaldini cadeva e veniva aiutato a rialzarsi da lavoratori dello Slai Cobas.
Quando, poi, un rappresentante dello Slai Cobas e uno degli operai di Nola stavano per parlare, come concordato con i dirigenti confederali, qualcuno tra di loro strappava violentemente i fili del microfono per impedirlo. Abbiamo dovuto così parlare, dopo che i dirigenti confederali hanno abbandonato il palco, con il nostro impianto voce e abbiamo parlato ai lavoratori che nella quasi totalità sono rimasti in piazza.
Nessuna aggressione preordinata contro Rinaldini, quindi. Quanto accaduto è stata una scelta deliberata di chi tra i confederali, innescando la violenta provocazione sul palco, vuole continuare ad impedire che i lavoratori possono prendere direttamente la parola e continuino a rimanere succubi di accordi concertativi, a perdere e calati dall'alto.
Lo Slai Cobas ribadisce la necessità di una lotta ampia e unitaria degli operai, dei lavoratori, contro la Fiat e il piano di ristrutturazione e licenziamenti delineato da Marchionne.
Una lotta che deve articolarsi sul netto rifiuto della chiusura di qualsiasi stabilimento, sulla redistribuzione del lavoro tra le fabbriche Fiat, sulla riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, sul salario garantito ai disoccupati, sul blocco degli straordinari negli stabilimenti. Misure che potrebbero essere realizzate utilizzando i profitti fatti dai padroni in questi anni.
Milano 16/5/2009
Slai Cobas www.slaicobas.it
Coordinamento nazionale
Info per la stampa 3400021679

Rinaldini: andate a lavorare teppisti!


«E' stata un'aggressione teppistica di alcune decine di aderenti allo Slai Cobas al corteo. Un'aggressione organizzata nel tentativo palese di far parlare di sé ed oscurare le nostre richieste di confronto ed il nostro no a ragionare di riduzioni o di chiusura di stabilimenti. Ed è triste constatare che hanno anche reso un ottimo servizio alla Fiat, perfino gratuito, visto che erano presenti anche televisioni tedesche per le quali la notizia diventa quella degli incidenti». Durissimo Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom dopo l'episodio che ha concluso la manifestazione torinese dei lavoratori del gruppo Fiat. Durissima, assieme a lui, l'intera segreteria dei metalmeccanici della Cgil. «Per quanto ci riguarda rispetto allo Slai Cobas avremo buona memoria», aggiunge a caldo.

C'è il rischio che il blitz faccia più notizia della manifestazione. Te lo aspettavi?
Il loro obiettivo era di oscurare la manifestazione per far parlare di sé infischiandosene delle ragioni della protesta. Ed è evidente che non siamo di fronte ad un fatto spontaneo, di piazza, ma ad un gruppo organizzato che è arrivato proprio sotto il camioncino che fungeva da palco con questa intenzione, attrezzato all'occorrenza. Il clima della manifestazione d'altra parte non faceva presagire nessun blitz del genere. Non ce l'aspettavamo, siamo stati presi alla sprovvista. Non c'era un clima per cui sospettare atti del genere. Poco prima aveva parlato il segretario del Fismic senza che fosse successo nulla. Non ho interrotto il mio comizio. Quando sono caduto sono riusciti ad afferrare il microfono e a portarlo via. C'è stato quindi qualche minuto in cui abbiamo dovuto recuperare il microfono. Ma ho concluso il mio intervento, e la piazza applaudiva.

Organizzato o no, non pensi che alla base ci sia un disagio sociale sul quale monta il malessere? E dal quale possono nascere anche azioni organizzate?
Non posso non essere arrabbiato, perché in una manifestazione importante come questa, i lavoratori Fiat - alcuni partiti ieri pomeriggio in treno e adesso, mentre parliamo, ancora in treno per tornare a casa - si sono visti espropriare della loro manifestazione da parte di un gruppo organizzato, che ha un nome e cognome, non bisogna confondere le sigle, e che ha scelto di utilizzare la manifestazione per fare un suo spot pubblicitario. E questo è assolutamente intollerabile. Sarebbe un grave errore cercare qualsiasi legame con il disagio sociale che oggi colpisce lavoratori e lavoratrici, bisogna saper distinguere tra il malessere dei lavoratori, di una piazza o di un'assemblea da un'operazione organizzata.

Resta il rapporto difficile tra confederali e autorganizzati.
Non c'entra nulla, stiamo parlando di una sigla precisa. C'è un problema di democrazia: se uno vuole farsi un'altra manifestazione se la faccia, ma non va a quelle degli altri. Nelle assemblee della vigilia, c'era sembrato che non ci fosse un clima teso, le fasi di contestazione di massa ci sono state ma erano un'altra cosa... non è pensabile che si vada a impedire ad altri di parlare.

Resterà qualcosa di questa manifestazione nella vertenza in corso con la Fiat?
L'episodio deplorevole non può in alcun modo oscurare la grande manifestazione che si è svolta oggi a Torino. Soprattutto non può oscurare il suo significato. E cioè la grande unità dei lavoratori di tutti gli stabilimenti Fiat, dal Sud al Nord del Paese. E' stata una giornata importante che dice due cose. La prima è che vogliamo che sia convocato urgentemente il tavolo, che i tempi non possono essere dettati da Marchionne né tantomeno si può accettare che l'incontro si faccia dopo la conclusione con Opel, come a dire che sarebbe un accordo di risulta dagli accordi internazionali. La seconda cosa è ribadire che non c'è alcuna disponibilità a ragionare su ipotesi di riduzione e chiusura di stabilimenti nel nostro paese.
Da Liberazione 17.5.2009

Friday, May 8, 2009

FIGHT YOUR ENEMY! (GREEN DAY)



"American Idiot"

Don't want to be an American idiot.
Don't want a nation under the new mania
And can you hear the sound of hysteria?
The subliminal mind fuck America.

Welcome to a new kind of tension.
All across the alien nation.
Where everything isn't meant to be okay.
Television dreams of tomorrow.
We're not the ones who're meant to follow.
For that's enough to argue.

Well maybe I'm the faggot America.
I'm not a part of a redneck agenda.
Now everybody do the propaganda.
And sing along to the age of paranoia.

Welcome to a new kind of tension.
All across the alien nation.
Where everything isn't meant to be okay.
Television dreams of tomorrow.
We're not the ones who're meant to follow.
For that's enough to argue.

Don't want to be an American idiot.
One nation controlled by the media.
Information age of hysteria.
It's calling out to idiot America.

Welcome to a new kind of tension.
All across the alien nation.
Where everything isn't meant to be okay.
Television dreams of tomorrow.
We're not the ones who're meant to follow.
For that's enough to argue.


Non voglio essere un idiota americano
Non voglio una nazione così succube dei nuovi media
E lo senti il rumore dell’isteria?
E’ il suono subliminale che fotte i cervelli dell’America
Benvenuti in un nuovo tipo di pressione mentale
Che attraversa una nazione ormai diversa
Non tutto deve andare bene per forza
Sogni televisivi del futuro
Noi non dobbiamo per forza dargli retta
E convincerli a starci dietro
Beh forse io faccio parte dell’America gay
Non sono nella lista dei bigotti conservatori
Ora tutti fanno propaganda
E si uniscono al coro dei paranoici
Benvenuti in un nuovo tipo di pressione mentale
Che attraversa una nazione ormai diversa
Non tutto deve andare bene per forza
Sogni televisivi del futuro
Noi non dobbiamo per forza dargli retta
E convincerli a starci dietro
Non voglio essere un idiota americano
Una nazione controllata dai media
La nazione dell’informazione e dell’isteria
Che dilaga nell’America idiota
Benvenuti in un nuovo tipo di pressione mentale
Che attraversa una nazione ormai diversa
Non tutto deve andare bene per forza
Sogni televisivi del futuro
Noi non dobbiamo per forza dargli retta
E convincerli a starci dietro.

Thursday, April 2, 2009

FERRANDO SULLE PROSPETTIVE DELLA SINISTRA IN EUROPA

Su red tv (fonte: http://www.redtv.it/video/702) interessante intervista a Marco Ferrando del Partito Comunista dei Lavoratori.

Scontri al G20 a Londra, un morto nella notte

Monday, March 30, 2009

ARGENTINA, TVPTS: LA PRIMA TV DI ESTREMA SINISTRA



Non si può che essere contenti della nascita, in Argentina, della prima TV in streaming dell'estrema sinistra. Collegandovi al sito www.tvpts.tv, potrete avere una copertura quotidiana e 24 ore su 24 dei principali avvenimenti e delle lotte in Argentina, nel continenete latinoamericano ma anche di quanto avviene su scala planetaria. TVPTS rende disponibili anche filmati e documentari "on-demand" e un servizio giornalistico quotidiano di commento editoriale. TVPTS nasce come emnazione del Partido de los Trabajadores Socialistas (www.pts.org.ar), un dei vari gruppi sorti dalla dispora del MAS di Nauhel Moreno. In questi anni, il PTS ha promosso varie iniziative di carattere culturale dal Centro Studi Leon Trotsky fino alla creazione di un collettivo di produzione di documentari intitolato Contraimagen. militanti del PTS argentino e della corrente "Estrategia Internacional" sono presenti anche in Europa e in Italia.

Wednesday, March 18, 2009

LA FRANCIA ANTICAPITALISTA AL BIVIO EUROPEO


Luca Sebastiani (da Il Riformista)
Parigi. Certo, l’aria dei tempi gli è favorevole e la congiuntura gli soffia il vento in poppa, ma bisogna pur ammettere che il compagno Olivier sa metterci del suo...
Presenzialista come pochi altri del suo colore ideologico, il postino trotzkista, quando non è impegnato a imbucare la corrispondenza dei suoi concittadini, sa calcare le scene mediatiche con consumata perizia, passando con agilità e senso dello spazio da melensi show televisivi a infervorati talk politici, dalle barricate delle rivendicazioni più dure alle manifestazioni di piazza più folkloriche. Ovunque portando un messaggio semplice quanto chiaro: il capitalismo ha le ore contate.
In questi tempi di crisi e confusione dei punti di riferimento, la coerenza e la semplicità volontarista premiano. Provate a chiedere ai francesi chi secondo loro è in grado di cambiare lo stato delle cose e vi sentirete rispondere con stupefazione che, oltre a Nicolas Sarkozy, l'uomo giusto è il leader del Nuovo Partito Anticapitalista, Olivier Besançenot. Un sondaggio di ieri lo ha certificato senza ombra di dubbio. Se il presidente della Repubblica è l’uomo giusto al posto giusto per il 39% degli intervistati, il compagno Olivier, autocelebratosi puro «militante rivoluzionario», sarebbe l’uomo giusto del cambiamento per il 35% dei francesi.
Lontano davanti al Primo ministro François Fillon (29) e via via tutti gli altri leader e leaderini.
L’uomo della rupture e quello della revolution? Perché no. A dirlo non sono solo i francesi, di per sé sospettabili di cedere facilmente alle sirene populiste. Se anche il Financial Times ha inserito i due francesi nella ristretta cerchia dei tredici politici in grado di traghettare il mondo fuori dalla crisi globale, qualcosa di vero ci sarà. Certo suscita un po’ di meraviglia che nella short list dei capitani nella tempesta a fianco di nomi come quello di Barack Obama, di Sarkò, Wen Jiabao o Vladimir Putin, figuri quello del compagno Olivier.
Gli altri sono tutti ai comandi di super potenze economiche, hanno curriculum da far impallidire e ricoprono responsabilità da far tremare i polsi. Besançenot ha 34 anni ed è solo un impiegato part time alle poste francesi oltre che il portavoce di una forza politica assente dal Parlamento. Eppure con il suo maglioncino nero gli immancabili jeans e la sua faccia d’angelo, Olivier buca il video e entra nelle case dei francesi che temono il futuro. Lo stesso sondaggio che lo pone in testa a testa con Sarkozy come uomo del cambiamento, lo consacra addirittura come la personalità che s’occupa meglio dei problemi dei francesi: 43 per cento contro il 28 di Sarkò.
Qui l’obiezione sarebbe più facile: Sarkozy ha a che fare con le difficoltà del governo in questa congiuntura di crisi globale, mentre il compagno Olivier sale su tutte le barricate e chiede a squarcia gola il divieto di licenziamento. Le vere vittime del trotzkista però non stanno a destra. Col suo rifiuto del potere e di ogni compromissione col governo, Sarkozy può semmai rallegrarsi dell’effetto Olivier. È il Ps la vittima designata di Besancenot.
Oltre che dalla crisi e dall’alleanza sacra contro la candidatura di Ségolène Royal, l’ultimo congresso fratricida del Ps è stato costretto a partorire un orientamento tutto a gauche anche a causa del suo successo. Finora però la linea della nuova segreteria di Martine Aubry, che vuole tenere insieme radicalismo e identità di governo, ha dato solo l’impressione di vaghezza e confusione. Molto meglio la semplicità e la chiarezza di Besancenot, che infatti da mesi è indicato da tutti i sondaggi come l’oppositore di Sarkozy preferito dai francesi.
Col suo pantheon di riferimenti il suo aspetto gioviale, Olivier appare più sincero di tanti pretenziosi elefanti del Ps. Un mix di forma dimessa e radicalismo populista. Lo stesso che alle presidenziali del 2002, a 28 anni, con lo slogan «le nostre vite valgono di più dei loro profitti», gli fece raccogliere il 4% dei suffragi impedendo a Lionel Jospin di passare al secondo turno e di vincere le elezioni. E lo stesso populismo «100% à gauche» che gli consegnò il non trascurabile score del 4,5% alle presidenziali del 2007. Ora, dopo aver contribuito alla scomparsa del Partito comunista, il compagno Olivier regna incontrastato sulla gauche della gauche. Ma Besançenot è un ambizioso e dopo aver trasformato qualche mese fa la storica Lega Comunista Rivoluzionaria nella sua macchina da guerra, l’Npa, è pronto per conquistare sul campo, alle prossime europee, la palma di unico oppositore.